A turno si fa il caffè, non lo fa sempre la stessa persona

Samuele-Lombardi

Non sono ancora le 7.00 di mattina quando mi sveglio, facendo attenzione a non fare troppo rumore, che a quell’ora in carcere dormono ancora tutti. Mi sciacquo la faccia con l’acqua fredda per essere sicuro di essere attivo ed efficiente fin da subito e con i miei compagni di cella scendo le scale silenziose. Siamo un gruppo di cinque. Viviamo insieme, lavoriamo insieme, dormiamo insieme che manco con la mia ragazza. All’inizio è difficile, ma dopo un po’, quando uno inizia a conoscere i difetti dell’altro e se li fa andare bene, allora tutto diventa più facile. E’ come avere una nuova famiglia. Fatto sta che dal terzo piano noi cinque scendiamo fino al piano terra, entriamo in cortile e poi ancora in un altro cortile. L’unico rumore è quello dei nostri passi e qualche buongiorno scambiato con gli agenti. Le porte si aprono e si chiudono, una a una alle nostre spalle, come se dovessimo uscire, solo che poi arriviamo in cucina e lì inizia e lì finisce la giornata.

Subito c’è chi si mette a fare il pane, chi prepara la zona con le spugne per lavare le pentole, chi prepara il materiale. A turno si fa il caffè, non lo fa sempre la stessa persona. Accendiamo i fuochi e prepariamo tre caffettiere molto grandi. Dobbiamo prepararle due volte, mentre il primo giro sta al caldo, perché servono sei caffettiere per tutti i 160 detenuti. Nel frattempo vengono preparate le ceste di pane fresco e vengono distribuiti cinque o sei filoni di pane a cella. Quando tutto è pronto si alza un profumo fragrante di caffè e di pane appena sfornato. E’ sempre un carcere, per carità, ma in quel momento, con quel profumo, sembra di vivere davvero. A volte se chiudi gli occhi ti pare di essere al bar sotto casa, all’angolo con la panetteria, oppure a casa con tua madre che cerca di buttarti giù dal letto tirando su le tapparelle e lasciandoti la tazza di caffè sul comodino. Ma dura un attimo, e soprattutto succede all’inizio, poi, piano piano, ti abitui e quello è il tuo lavoro, una routine importantissima che ti tiene occupata la giornata, che già è una cosa importante. Più tardi, quando le colazioni vengono portate in sezione con i carrelli, allora anche noi ci facciamo il caffè, ma con una caffettiera più piccola e lo beviamo a turno badando a non bruciare nulla, a non dimenticarci nessun ingrediente e a stare nei tempi, così che il profumo e la calma della mattina vengono portati via dal sugo che cuoce, dal soffritto, dalle verdure da tagliare, dalle pentole da lavare. A poco a poco tutti i detenuti scendono in cortile e iniziano a sentirsi i rumori della pallina da tennis, di quella da calcio, si sentono i gruppi che corrono e quelli che discutono. Gli annunci all’altoparlante si fanno più frequenti e noi serriamo i ranghi per arrivare puntuali a portare il pranzo in tavola.

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