Face To Face

copoertina

Siamo partiti.
Con i detenuti del carcere di Saluzzo e il sostegno del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” di Torino finalmente abbiamo dato il via al progetto “Face to Face – l’arte contro il pregiudizio”. Lavoreremo per riflettere sui nostri preconcetti, sul modo stereotipato con cui guardiamo le persone, sui meccanismi con cui ci accontentiamo di giudizi sommari. Presto lavoreremo anche a Torino, con le detenute della sezione femminile.

Chi decide se una persona è un “delinquente”? Bastano le mura di un carcere a decidere che chi sta dentro è un delinquente e chi sta fuori no? Perché quando guardiamo le persone le etichettiamo automaticamente in buone e cattive, utilizzando il loro aspetto fisico, prima ancora di conoscerle? Cosa succede nel nostro cervello quando osserviamo una realtà che ci spaventa, ci “disgusta”, ci sconcerta? E’ vero o non è vero che l’aspetto fisico influenza il pregiudizio e se è vero, perché succede? Quanto contano la vita che facciamo, le esperienze che viviamo nella formazione dei nostri giudizi e pregiudizi sul mondo?

Noi ne parleremo, e inviteremo le persone a parlarne con noi. Ci aiuteranno psicologi, medici, fotografi, professori universitari… ciascuno racconterà un pezzetto di mosaico che ci servirà per comporre il puzzle finale.

Il nostro obiettivo finale è infatti utilizzare l’arte per “smontare” questo assunto “faccia da criminale–> delinquente”. Che poi è un discorso che si può applicare a tante “categorie” sociali, a tanti gruppi oggetto di pregiudizio o quanto meno di sguardi diversi: le prostitute, i malati di mente, i preti o le suore, gli zingari, gli extracomunitari…

Lo faremo utilizzando il mezzo fotografico e realizzeremo una mostra in cui ritrarremo i volti di persone normali. Detenuti e non detenuti, uomini e donne. Non vi diremo “chi è chi”, perché il gioco è proprio quello e non importa mettere etichette sotto i volti per favorire il riconoscimento della parte “giusta” e di quella “sbagliata”.  Quello che importa è suscitare il dubbio, scardinare per un attimo le certezze – e le paure – con cui guardiamo gli altri e noi stessi.

 

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