“Comunicazione”: una parola che sta sulla bocca di tutti e oggi che passa per la rete la carta le immagini i suoni… è un modo per farsi conoscere, un mezzo per raggiungere la tanto ricercata visibilità. Oggi, nell’era del bombardamento mediatico, la comunicazione è anche una specie di ariete, che deve sfondare tutti i piani di una grande piramide, per arrivare lassù in cima, più in alto di tutti, e allora sì, finalmente, gridare il proprio messaggio, qualunque esso sia.
Facciamo un passo indietro: la “comunicazione” è, nel suo significato originario, un “mettere in comune”, una “partecipazione”, un “legame”. Il passaggio della comunicazione originaria non è un passaggio di forza rivolto verso la cima, ma è orizzontale, più paritario, più armonioso, più fluido; è uno scambio, una condivisione, una contaminazione, un flusso che si muove in più direzioni. Insomma è cosa puramente umana.

E visto che avete cliccato su “Aspettando la rivista”, veniamo al dunque.
Sapori Reclusi è nata per offrire uno spazio e una voce a persone su cui il grande occhio della società non punta mai i suoi riflettori, o se lo fa, propone spesso banali stereotipi. È un’associazione che si occupa di realtà nascoste quasi sempre ai più, spesso a molti, proprio quelle realtà che non possono sfondare la piramide della grande comunicazione verticale di cui parlavamo prima, per raccontarsi e confrontarsi. Le loro storie restano spesso lì, dietro una porta, oltre un muro, fisico o mentale, che non permette loro di uscire e ad altri di entrare.

Alcune di queste storie sono state raccontate, fino ad ora, sul blog di Sapori Reclusi, che ha permesso di condividere i volti e le voci di chi ha partecipato a laboratori, mostre, cene dietro le sbarre. Ma non ci basta più. Vogliamo fondare una rivista, che integri la carta e la rete, la notizia “stabile” al contenuto continuamente aggiornabile sul web, che permetta il coinvolgimento diretto anche di chi ascolta o legge, che sia reportage e insieme approfondimento. Vogliamo unire più strumenti per permettere a queste realtà di esprimersi, di confrontarsi, di raccontarsi semplicemente ad altre persone, in quel ritorno alla comunicazione originaria di cui parlavamo prima. La rivista sarà per noi uno strumento di condivisione, uno spazio in cui creare legami, per far sentire almeno un po’ il rumore della silenziosa resistenza quotidiana di tante persone.

E se Sapori Reclusi ci chiamiamo, dai Sapori partiremo. Cibo: bisogno primario, espressione di tradizione e creatività, elemento di contaminazione tra le culture. Sta insieme a olfatto, vista, tatto, udito. Ma il sapore può anche essere sinonimo di vivacità, di sale, di brio, di vita. Va ben oltre la singola ricetta, per buona o cattiva che sia. È un concetto ampio, che parte sì dal cibo ma che, come una rete, si amplia a comprendere sfere ben più ampie della vita e dell’anima. Ed ecco che, anche nel nome, abbiamo un’altra rete. Tutto torna.

E allora, se tutto torna, con questa rivista non ci resta che cominciare. Non vi possiamo ancora dire molto di più, perché stiamo lavorando alle idee e soprattutto alle questioni più pratiche che ben potete immaginare, ma questo volevamo chiarire, fin da subito. La COMUNICAZIONE, per noi, è quella UMANA.

Francesca Ferrua